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IL COGNOME PATRILINEARE - in Italia come in ogni Paese in cui vige - È IL
BURQA CULTURALE DELLE DONNE
Iole Natoli Nisi
Mattaliano,
pseudonimo di Iole Natoli
per il Gruppo di Facebook
“ITER DEL COGNOME MATERNO
IN ITALIA
nei regimi di matrimonio
e di convivenza”
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Coppia - ©Iole Natoli, 1976 |
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Finché continueremo a permettere che in nome di una presunta unità
familiare si perpetui la negazione simbolica della donna, mediante la
soppressione dell'ascendenza familiare materna praticata dall'attuale sistema
patrilineare, l'immagine femminile sarà sempre quella di un soggetto
"minore", inidoneo a garantire ai figli la formazione dell'identità
personale mediante l’acquisizione di un cognome e relegato a ruoli di puro e
non condiviso "accudimento".
La "minorità" non
rimane confinata alla cellula familiare, come comunemente si ritiene: si
estende a macchia d'olio all'intero sistema concettuale, politico e sociale,
contribuendo di fatto a mantenere disposizioni e attitudini discriminatorie,
di cui le donne hanno pagato e continuano a pagare molto caro un loro, del
tutto esclusivo, sovrapprezzo.
Quanta parte di quell'odio verso le donne, che si traduce in violenze da
cronaca nera, nasce dalla frustrazione maschile di non poter generare
direttamente e quanto è invece dovuto all’incremento operato ancor oggi da un
sistema, che, mediante il cognome unico paterno, inculca e fonda l'idea di
soppressione?
Di maschilismo latente e manifesto è intrisa la nostra cultura dominante,
che si sostanzia di una lingua sessista e di una formula familiare
discriminante. I genitori dei figli sono due. Eliminare tutti i fattori
culturali che contribuiscono alla violenza di genere, tra i quali pesa la
patrilinearità dei cognomi, è una riforma che non può attendere oltre.
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