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sabato 30 gennaio 2016

GPA / Dell’assenza del #CognomeMaterno


FARE UN FIGLIO PER ALTRI
o della soggezione patriarcale
di Iole Natoli *

Dea Madre che allatta due gemelli 
da Megara Hyblaea, necropoli ovest
L’idea di "FARE UN FIGLIO PER ALTRI" è sempre stata presente in latenza nelle donne, tranne che nelle società matriarcali. Per quanto le riforme del diritto di famiglia abbiano modificato molte cose nel mondo, opera ancora sotterraneamente il vissuto che ci è stato consegnato dalle nostre madri e antenate. La famiglia è ancora rappresentata dal padre tramite l’uso della patronimia, scarsamente intaccato dalle riforme nei Paesi dove una diversa legge sul cognome dei figli è stata introdotta.
Da noi ad esempio il linguaggio corrente, specie quello di origine chiesastica declinato da certi politici, descrive la famiglia come unione dell'UOMO con la DONNA - in barba all'ordine alfabetico cui si ricorre in altre circostanze - ponendo l'uomo a ORIGINE INDISCUSSA della vita, della "stirpe", dei figli.
Possiamo dunque ricercare mille concause atte a favorire l’idea che l’utero in affitto o la GPA possano esistere, ma all’origine c’è l’alienazione della donna nella struttura patriarcale, la scissione della GENERATRICE dal GENERATO, la cancellazione della MADRE operata nelle diverse società e nei vari culti, mediante la sovrapposizione maschile di un Padre-Dio.

30.01.2016
© Iole Natoli
(link) ideatrice del primo progetto italiano di doppio cognome per i figli (1979)


giovedì 28 gennaio 2016

Dal COGNOME MATERNO ancora quasi ovunque assente alla prassi dell’UTERO IN AFFITTO


Le trame sotterranee della Storia
di Iole Natoli *
da una nota pubblicata il 29.12.2015 su Facebook


Crossing-Over ©IoleNatoli, 1984
Oggi ho dato ancora uno sguardo alla recente petizione su Change.org di Snoq Libere (link), nata a seguito della mobilitazione prevista per il 2 febbraio presso il Parlamento francese,  di cui ha informato la femminista Sylviane Agacinski (link). In precedenza non avevo fatto caso al titolo: “No all'utero in affitto: riprendiamoci la maternità!”