martedì 11 novembre 2014

SOCIETÀ / FURTO DELL’IDENTITÀ FEMMINILE nelle società patriarcali e COGNOME Materno


CONTRO LA PRASSI DI CANCELLAZIONE DELLE DONNE DOVE PRIMARIAMENTE SI PRODUCE
di Iole Natoli



Già per due volte sono stata chiamata a intervenire sul Cognome Materno in un Convegno centrato sulle Culture delle Società Matriarcali (la più recente a Bologna l’11 ottobre di quest’anno) e tuttavia le mie analisi e proposte, enucleate in numerosi scritti, non partono da studi su quelle culture ma dall’analisi della cultura e della società italiana e muovono da una specifica radice: il nesso esplicito da me individuato da tempo tra la condizione vessatoria della donna nelle società derivanti da modelli patriarcali, come l’Italia, e il sistema di identificazione dei nuclei familiari, con particolare riguardo alla patrilinearità del cognome dei figli.

C’entra qualcosa con le culture matriarcali? Sì e moltissimo, benché l’approccio sia esattamente inverso. Chi le studia e ne tratta espone modelli in cui la donna ha quel ruolo sociale che dal suo essere generatrice primaria della specie umana le deriva e mostra come ciò sia intrinsecamente collegato a una pacifica gestione orizzontale dei poteri, rispettosa delle esigenze dei singoli; io invece ho mostrato e mostro come la cultura di matrice patriarcale sopprima in modo simbolico ma sistematico quel ruolo, espropriando la donna da se stessa e dalla dignità che il suo essere persona generatrice primaria della specie umana comporta e indico tale modus operandi come radice nascosta ma vitale della cultura del conflitto, della sopraffazione e dell’esproprio.
Nel 1949 nasce il Consiglio d’Europa, che con l’art. 19 del Titolo II istituisce la Corte, allo scopo di assicurare il rispetto delle libertà e dei diritti dell’uomo (che riguardino implicitamente le donne, apparente sottospecie maschile) enunciati nel Titolo I. Con Risoluzione n. 37 del 27 settembre del 1978, detto Consiglio proclama la necessità che i Paesi membri adottino legislazioni rispondenti al principio dell’uguaglianza dei coniugi, anche in tema di cognome dei figli.
Molti paesi cominciano così ad adeguare le loro legislazioni. Anche da noi si tenta una forma sia pur timida di attuazione.
Il 30 ottobre del 1979 compare la 1ª proposta parlamentare della Repubblica italiana sul tema, a firma della socialista Maria Magnani Noya. È centrata sul monocognome familiare a scelta.   
Qualche mese prima, nel giugno del 1979, è uscito invece sul Foglio d’Arte, una rivista culturale siciliana a tiratura molto limitata, il primo scritto del XX secolo sul Cognome dei Figli in Italia. Contiene alcuni articoli di una possibile proposta di legge sul doppio cognome ed è un mio pezzo dal titolo “La soppressione della donna nella struttura familiare”. Precede dunque l’iniziativa dell’on. Magnani Noya, con la quale non ha peraltro punti di contatto nemmeno nella sostanza.
La proposta Magnani Noya, infatti:
- si rifà esplicitamente al sistema già adottato da Germania Federale e Jugoslavia;
- si limita a proporre quale cognome della famiglia un cognome unico a scelta che diventa automaticamente il cognome dei figli;
- non prevede nessuna regola per i casi di eventuale disaccordo tra i futuri coniugi.
Nel mio articolo, invece:
- si esclude un cognome comune per la famiglia puntando sull’abolizione dell’attuale 143bis;
- si affronta il problema di garantire a TUTTE le donne la certezza che il figlio da loro partorito abbia il cognome di entrambi i genitori;
- si affronta il problema del disaccordo sull’ordine dei cognomi, anche se esso viene risolto in un modo che oggi trovo inadeguato, avendone individuato uno migliore;
- si determina per la prima volta la regola necessaria per evitare la motiplicazione dei cognomi, stabilendo che ciascun genitore può indicare per i figli uno solo dei suoi cognomi, ove ne abbia già due, e sempre lo stesso, per far sì che i figli siano sempre collegati attraverso un cognome anche a eventuali fratelli nati da diverse unioni di uno o di entrambi i genitori.
Qualcuno ha ritenuto che il mio progetto di allora ricalcasse il modello spagnolo, ma non è così. In primo luogo a quell’epoca i cognomi spagnoli non venivano semplificati ma si sommavano raggiungendo lunghezze interminabili e, secondariamente, il primo cognome era stabilmente quello paterno, cosa che ricalcava, sia pure ammorbidendolo, il modello patriarcale della patrilinearità più diffuso in Europa e anche altrove.
Da quel mio scritto nacque la mia decisione di tentare una strada concreta, l’unica percorribile da chi non dispone di un seggio in parlamento, quella cioè dei ricorsi  giudiziari. A partire da quel momento la questione del cognome dei figli procederà su due direttrici diverse: l’una è costituita dalle proposte parlamentari, l’altra da scritti e iniziative di vario genere intraprese da cittadine o coppie italiane.
Per necessaria brevità, salto qui la complessa questione dei percorsi, che è possibile rintracciare nei miei tre blog dedicati al cognome e mi soffermo invece sul Ddl 360, riedizione della proposta Garavini della scorsa legislatura che è stata di recente approvata alla Camera e che attende il placet (o la ricusazione) del Senato.
Questi i suoi punti base: i genitori coniugati possono attribuire, secondo la loro volontà, il cognome del padre o quello della madre ovvero quelli di entrambi nell’ordine da loro concordato. In caso di mancato accordo, al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico. Il figlio che ha avuto il cognome di entrambi i genitori, può trasmetterne al proprio figlio soltanto uno, a sua scelta.
È una soluzione soddisfacente? Dipende. Se la compariamo ad alcuni dei progetti presentati negli anni alle Camere e alle indiscrezioni sulla bozza di decreto imbastita frettolosamente dal governo Letta subito dopo la sentenza della Corte di Strasburgo del 7 aprile di quest’anno, sicuramente è una soluzione più idonea. E tuttavia è contraddistinta da limiti, a causa dei quali, se da un lato mi sono mobilitata per sollecitare l’approvazione definitiva anche in Senato, onde evitare il perdurare infinito della situazione attuale, dall’altra sono orientata a presentare una proposta di legge di iniziativa popolare, che risponda realmente a una visione femminile e del problema specifico e dell’assetto sociale centrato sulla famiglia, nelle sue molteplici forme.
Ed ecco la soluzione EQUA e non basata su uguaglianze puramente apparenti:
1_ doppio cognome quale regola base, con priorità sequenziale del cognome materno in caso di filiazione biologica e con priorità stabilita per sorteggio in caso di genitori entrambi adottanti, salvo diverso accordo sull’ordine espresso dai genitori;
2_ possibilità di deroga alla regola base del doppio cognome con attribuzione di un cognome unico a scelta (materno o paterno) SOLO tramite dichiarazione concorde di entrambi i genitori;
3_ diritto del figlio maggiorenne di modificare l’ordine dei due cognomi attribuitigli o di sopprimere uno dei due cognomi a sua scelta, ovvero di aggiungere il cognome dell’altro genitore e nell’ordine da lui preferito, qualora ne avesse ricevuto uno soltanto.
Nessun offensivo e autoritario ordine alfabetico che si sovrapponga all’ordine di natura, nessun sorteggio se non in caso di disaccordo tra genitori entrambi adottanti, nessun litigio che attenti all’auspicabile armonia tra i genitori, nel matrimonio e al di fuori di esso.
Tirando le somme del discorso, ciò dobbiamo assolutamente ottenere - sia in caso di approvazione del Ddl 360 attualmente fermo al Senato (che pertanto necessiterà di una modifica successiva), sia in caso di cassazione del Ddl - è che si smetta di continuare a correre appresso all’identità maschile corrente, per ottenere un’equiparazione affannata al LOGOS primigenio e fallico del “PADRE”. e si cominci a partire dalla riflessione sull’identità femminile per fondare sulla coscienza femminile “materna” (in un senso coincidente con quello proprio delle società matriarcali) la NORMA.

Convegni citati:
CULTURE INDIGENE DI PACE: donne e uomini oltre il conflitto (->∆)
MATRIARCATI DEL MONDO: altre dimensioni del presente (->∆)

11.11.2014
© Iole Natoli

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